Parte il 6 marzo l'ottavo anno della non scuola di Rosignano. Aperte le iscrizioni. |
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L’amico Francesco Niccolini nella presentazione della nostra non scuola di scrittura, ha citato il romanzo “Norwegian Wood” di Haruki Murakami. Bene, l’ultimo libro che ho letto è “L’arte di correre” dello stesso autore. Scrive Murakami: “Correre per me è un ottimo esercizio, e al tempo stesso costituisce una valida metafora. Allenandomi giorno dopo giorno, partecipando a una gara dopo l’altra, miglioro gradualmente i miei record, e in questo processo evolvo anch’io. O per lo meno cerco di evolvere, è a questo scopo che compio sforzi quotidiani. Come corridore non valgo granché, questo è certo. Sono assolutamente nella media, - o forse dovrei dire al di sotto. La mediocrità non costituisce però per me un vero problema. L’essenziale è superare di poco il livello raggiunto in precedenza. Se un corridore deve per forza individuare un avversario da battere, lo cerchi nel se stesso del giorno prima”. |
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Il prato dei miei ricordi |
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di Francesco Niccolini «Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all'aeroporto di Amburgo. È proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai. Quando l'aereo ebbe completato l'atterraggio, la scritta "Vietato fumare" si spense e dagli altoparlanti cominciò a diffondersi a basso volume una musica di sottofondo. Era Norwegian Wood dei Beatles in una annacquata versione orchestrale. E come sempre mi bastò riconoscerne la melodia per sentirmi turbato. Anzi, questa volta ne fui agitato e sconvolto come non mi era mai accaduto.» Così inizia uno dei miei romanzi preferiti, Norwegian Wood, il capolavoro di Murakami Aruki, scrittore giapponese sui generis, dato che è il traduttore di autori come Truman Capote, Carver e Scott Fitzgerald. Bene: quest'anno la nostra non scuola di scrittura si occuperà di romanzo. Incipit di romanzi, per l'esattezza. E io vorrei utilizzare questo incipit per spiegarmi. «Sollevai il viso e, mentre guardavo le nuvole scure sospese sopra il Mare del Nord, la mia mente andò a tutte le cose che avevo perduto nel corso della vita. Il tempo passato, le persone morte o mai più riviste, le emozioni che non possono rivivere. Fino a quando l'aereo non si fu completamente arrestato e i passeggeri non si slacciarono le cinture e cominciarono a prendere borse e soprabiti dai portabagagli, rimasi tutto il tempo in quel prato. Assaporavo il profumo dell'erba, sentivo il vento sulla pelle e i gridi degli uccelli. Era l'autunno del 1969, e di lì a poco avrei compiuto vent'anni.» |
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